Non è semplicemente perché in montagna ci sono nata, le mie origini sono quelle e le mie estati da bimba le ho passate a correre per i boschi, raccogliere fragoline e osservare marmotte e camosci.
No.



La montagna insegna molte cose.


In montagna conti solo tu, niente maschere, niente apparenza. Siamo tutti uguali sui sentieri, avvocati e operai, impegnati ad arrivare in cima contando solo sulle nostre forze. 
Devi impegnarti per arrivare in cima. Mica esistono scorciatoie, devi camminare. Un passo dopo l'altro. Con forza e determinazione.




Non si spreca fiato in montagna, conta solo ciò che fai, non ciò che ti vanti di aver fatto.
In montagna si ritorna persone, esseri umani che si riconoscono e si salutano come tali, non automi che corrono in città assediati dai mille impegni quotidiani.




In montagna la mente è libera, non porta pesi inutili. Quelli che ci paiono problemi insormontabili nella quotidianità, si ridimensionano di fronte alla semplicità e alla fatica del camminare per raggiungere una meta.




Le mete in montagna non sono solo le cime, ma si trovano anche dentro di noi. Andare in montagna è trovare il tempo di ascoltarsi e osservarsi.



 
Andare in montagna è assaporare la lentezza, immersi in un panorama che appaga il cuore e riempie l'anima di bellezza.




Andare in montagna - in gruppo - è aiutarsi e sostenersi. Aspettarsi, se necessario. È condivisione. Di fatica, di silenzi, ma anche di risate e di canti.




Andare in montagna è ritrovare il contatto con la natura. Di cui facciamo parte, anche se spesso ce ne dimentichiamo.  
È ridimensionare il proprio egocentrismo e rendersi conto che, alla fin fine, facciamo parte di un Tutto.


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